Hollywoodland: alle origini del mito

Fondazione Brescia Musei · Primo incontro

Hollywoodland: alle origini del mito

Made in USA · Il cinema statunitense dalle origini a oggi

Locandina del ciclo di incontri Made in USA

Sabato 17 ottobre 2026 si è svolto il primo di cinque incontri, ciascuno della durata di due ore, dedicati alla storia del cinema statunitense. Gli appuntamenti, promossi dalla Fondazione Brescia Musei, si tengono presso la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e accompagnano il pubblico in un viaggio dalle origini del cinema americano fino ai giorni nostri.

Hollywoodland: alle origini del mito

A cura di Pier Maria Bocchi · Primo incontro

Locandina dell'incontro Hollywoodland: alle origini del mito

Dalle origini del cinema muto all'avvento del sonoro: in circa 130 anni, il cinema americano ha compiuto un percorso straordinario. Ma procediamo con ordine. Tra il 1888 e il 1891, Thomas Edison e il suo collaboratore William Kennedy Laurie Dickson svilupparono il kinetografo e il kinetoscopio, due invenzioni fondamentali per la nascita del cinema. Edison fece inoltre costruire nel New Jersey un teatro di posa, per alimentare il nuovo mercato. Aveva compreso che serviva uno spazio apposito in cui realizzare le riprese: nacque così il Black Maria, uno dei primi studi cinematografici. La pellicola utilizzata era il formato 35 mm prodotto da Kodak.

Il Black Maria, uno dei primi studi cinematografici

Nel 1896 venne presentato il Vitascope, un proiettore che consentiva di mostrare i film a un pubblico riunito in sala, superando così i limiti del kinetoscopio, pensato per la visione individuale. I primi filmati erano molto brevi, spesso della durata di circa un minuto e mezzo.

Tra il 1905 e il 1912 il cinema americano cominciò a organizzarsi come industria di massa. Si moltiplicarono le sale a basso costo, con programmazioni continue, e il pubblico — composto in larga parte anche da immigrati — trasformò il cinema in un passatempo popolare. Erano i Nickelodeon: il biglietto costava un nickel, cioè cinque centesimi. Una programmazione varia incoraggiava il pubblico a frequentare regolarmente le sale. Il cinema diventava così una forma di intrattenimento collettivo e accessibile.

Una sala cinematografica Nickelodeon

Tra i primi grandi successi del cinema narrativo ricordiamo The Great Train Robbery (1903), di Edwin S. Porter. Si tratta di un western a tema criminale, articolato in quattordici inquadrature. È celebre la scena in cui uno dei protagonisti punta la pistola direttamente verso lo spettatore, rompendo la quarta parete. Una soluzione visiva che sarà ripresa, molti anni dopo, anche da Martin Scorsese in Quei bravi ragazzi.

Locandina di The Great Train Robbery

Tra il 1902 e il 1905 i film di finzione si rivelarono più facili da programmare rispetto alle riprese di attualità: costavano meno e potevano essere girati vicino agli studi. Mentre il settore si consolidava, il cinema americano cambiava pubblico, organizzazione industriale e geografia produttiva. La produzione si spostò progressivamente dal New Jersey a Los Angeles, grazie al clima favorevole, alla varietà dei paesaggi e alle maggiori possibilità di girare in esterni.

Per contrastare la cattiva reputazione dei Nickelodeon, l'industria promosse organismi privati di censura e cercò di conquistare un pubblico più rispettabile. Nel frattempo, i film europei composti da più rulli dimostravano che gli spettatori erano disposti a pagare per opere più lunghe. Anche gli attori cominciarono a diventare riconoscibili: nacque così la star come valore commerciale, punto di raccordo tra produzione, distribuzione e promozione dei film.

Una curiosità: nel 1923 l'editore del Los Angeles Times, Harry Chandler, insieme ad altri investitori, lottizzò un'area di circa 500 acri sulle colline per creare un quartiere residenziale esclusivo chiamato Hollywoodland. Per promuovere la vendita delle ville in stile fiabesco, fece installare sul Monte Lee la celebre scritta HOLLYWOODLAND. L'insegna, concepita inizialmente come un'iniziativa pubblicitaria temporanea, rimase nel paesaggio. In seguito, la Camera di Commercio di Los Angeles ne promosse il ripristino e la scritta venne accorciata eliminando la parte finale «LAND»: rimase così HOLLYWOOD, destinata a diventare un simbolo dell'industria cinematografica e dell'intrattenimento.

Torniamo alla storia del cinema. Una delle figure chiave nel passaggio dal cortometraggio — ne diresse circa 400 — al lungometraggio fu David Wark Griffith. A lui si deve un importante sviluppo del montaggio alternato e della scomposizione della scena in più inquadrature, tecniche capaci di creare attesa e tensione nello spettatore. Tra le sue opere più celebri c'è il kolossal The Birth of a Nation (1915): costato oltre 100.000 dollari, composto da dodici rulli e della durata di più di tre ore. Il film racconta la guerra civile americana e la Ricostruzione attraverso le vicende di due famiglie, inizialmente amiche e poi divise dagli eventi. La narrazione adotta un punto di vista sudista e apertamente razzista e segregazionista.

Sono anche gli anni in cui si affermano le grandi major, tra cui Warner Bros., Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, 20th Century Fox e RKO Pictures, che arrivarono a controllare una parte fondamentale dell'industria hollywoodiana.

Nel frattempo vennero introdotte nuove soluzioni tecniche: involucri metallici e cabine insonorizzate per contenere il rumore delle macchine da presa, orchestre durante le riprese e sistemi di missaggio più complessi, oltre alla giraffa microfonica. Il musical sarebbe stato uno dei generi capaci di sfruttare al meglio queste innovazioni. L'avvento del sonoro pose però anche nuove difficoltà agli attori, che dovettero imparare a recitare davanti alla macchina da presa tenendo conto dei dialoghi e dei copioni. Questi aspetti sono raccontati magistralmente in Singin' in the Rain (1952), diretto da Gene Kelly e Stanley Donen.

Locandina di Singin' in the Rain
Una scena del film Singin' in the Rain

Il nuovo realismo acustico, insomma, impose alcuni vincoli, ma aprì anche la strada a possibilità espressive completamente nuove.

Il primo incontro si è concluso. Vi aspettiamo alla Pinacoteca Tosio Martinengo il 31 ottobre, dalle 15.30 alle 17.30, per il secondo appuntamento del ciclo «Made in USA. Il cinema statunitense dalle origini a oggi». L'incontro, dal titolo «Stelle (e strisce): il grande cinema classico», sarà a cura di Federico Pedroni.

Prof.ssa Manuela Bambini