meLISegno: impariamo la Lingua Italiana dei Segni

Logo Istituto PavoniIl progetto “meLISegno: impariamo la Lingua Italiana dei Segni (Corso Base), che si è tenuto presso il nostro Istituto “Astolfo Lunardi”, ha visto coinvolti circa 50 studenti e studentesse di tutte le classi, dalla prima alla quinta, sia del Liceo Linguistico sia dell’Istituto Tecnico (AFM, RIM e Turistico). Si è articolato in 5 incontri pomeridiani, da due ore ciascuno, nei mesi di marzo e aprile. Gli studenti sono stati suddivisi in due gruppi, guidati da Laura Mottinelli e Matteo Pedrazzi.

 

Il percorso di Lingua Italiana dei Segni ha permesso agli studenti di intraprendere un viaggio oltre la parola parlata, trasformando la diversità in una preziosa occasione di scambio e cittadinanza attiva.

Gli studenti hanno superato l'iniziale timore della comunicazione "silenziosa" attraverso l'apprendimento della dattilologia e di un lessico quotidiano essenziale. Questo ha permesso loro di acquisire gli strumenti per rompere l'isolamento: saper salutare, presentarsi e scambiare informazioni elementari non è stato solo un esercizio mnemonico, ma l’apprendimento di una "chiave" per aprire porte comunicative solitamente chiuse. L'attenzione si è spostata dall'udito alla vista, allenando i ragazzi a una percezione visivo-gestuale che valorizza il contatto oculare e la presenza dell'altro.

L'approfondimento della grammatica del corpo — lo spazio segnico e la mimica facciale — ha permesso ai ragazzi di riscoprire l'importanza dell'empatia. Comprendere che un sopracciglio sollevato o una postura specifica non sono semplici gesti, ma elementi grammaticali necessari per porre domande o esprimere emozioni, ha educato gli studenti a una comunicazione più consapevole e rispettosa. Questo approccio ha sottolineato come l'inclusione passi inevitabilmente per lo sforzo di adattare il proprio modo di esprimersi per incontrare l'interlocutore.

 

Il cuore del progetto è stato il passaggio dalla visione del sordo come "persona con disabilità" alla scoperta della Comunità Sorda come minoranza linguistica con una propria storia e dignità. Gli studenti hanno imparato a utilizzare una terminologia corretta, abbandonando stereotipi obsoleti (come il termine "sordomuto") e riflettendo sulle barriere comunicative che ancora persistono nella nostra società.

Più che la fluidità nel segnare, l'obiettivo raggiunto è stata la creazione di una cultura dell'accoglienza. Al termine delle 10 ore, i ragazzi non hanno solo imparato alcuni segni, ma hanno acquisito la consapevolezza che l'inclusione è un atto intenzionale che richiede curiosità, studio e, soprattutto, il desiderio di non lasciare nessuno in silenzio.