Saluti di Fine Anno del Dirigente Scolastico

Cari studenti e studentesse, cari docenti e personale ATA, care famiglie,

come sapete il tempo della scuola non si misura solo in campanelle, registri e pagelle; si misura anche in sguardi, in fatiche silenziose e, soprattutto, in attese, fra cui quella che precede il saluto, l'esame, il recupero e il ritorno è la più importante.

Prima di tutto voglio ringraziarvi tutti, dal cuore di chi vive questa scuola ogni giorno non da una scrivania, ma camminando per i corridoi, ascoltando e stringendo mani.

Grazie a voi ragazzi e ragazze, che siete il motore vero di questo istituto. Avete vissuto un anno lungo, pieno di alti e bassi, di soddisfazioni e di stanchezze. Siete stati come una grande orchestra che a volte suona stonata, ma che quando trova l'accordo non lascia nessuno indifferente. Grazie per averci messo la faccia, anche nei giorni in cui avreste voluto restare sotto le coperte.

Grazie ai docenti. Lo dico con stima sincera: non è facile insegnare oggi; non lo è stato per me, non lo è per voi. Reggete il peso di tante aspettative, a volte contraddittorie. Eppure, ogni mattina siete qui. Con un'ora di lezione preparata o con la capacità di improvvisare quando la vita irrompe in classe. Siete il pilastro invisibile. Grazie.

Grazie al personale ATA. Senza di voi le aule sarebbero polvere e i documenti un labirinto. Voi tenete in piedi l'ordinaria straordinarietà di ogni giorno. E lo fate con una pazienza che spesso non viene sufficientemente riconosciuta.

Grazie alle famiglie. A quelle che hanno potuto esserci, e a quelle che, pur non potendo, hanno fatto sentire il proprio calore. Lasciare una figlia o un figlio a scuola è un atto di fiducia che abbiamo cercato di meritare ogni giorno.

E ora veniamo a voi, ragazzi e ragazze che state per affrontare l'esame di maturità. So che avete il cuore stretto: è normale. Non vi dirò di non avere paura, perchè la paura è il sale della sfida. Ma vi dico questo: voi avete già fatto il lavoro. I libri li avete studiati, le verifiche le avete svolte, le notti insonni le avete pagate. L'esame non è un giudice severo: è un palco su cui mostrare quello che siete diventati. Saliteci con la schiena dritta, ma con l'umiltà di chi sa che si impara sempre. E se durante il percorso inciamperete, ricordate che anche una nota sbagliata, se suonata con convinzione, può diventare parte della melodia. Credo in voi. Come dirigente, come docente che vi ha visti crescere dalla classe seconda, quando sono arrivato ed eravate poco più che adolescenti e ora mi saluterete come donne e uomini, come padre che sa cosa significa avere vent'anni e tremare davanti a un foglio bianco.

A chi dovrà recuperare i debiti a fine agosto: non considerate questo esame come un castigo, ma come un'opportunità per tornare su un passo che non vi è riuscito. Nella vita le persone serie sono quelle che sanno tornare indietro, riprendere in mano ciò che è rimasto incompiuto e farlo meglio di prima. Agosto non è il mese della punizione, è il mese della seconda occasione. Abbiate il coraggio di prendervi quella seconda occasione. E io sarò qui, a fine agosto, ad aspettarvi con lo stesso sorriso con cui vi ho salutati a giugno. Non mollate! Organizzatevi, chiedete aiuto, studiate con metodo ma anche con passione. Ce la farete.

E infine, un pensiero speciale a chi dovrà ripetere l'anno. Lo so: è la notizia che fa più male. Quella che vi fa sentire sbagliati, fuori posto, indietro rispetto ai compagni. Vi voglio dire una cosa, da uomo che ha vissuto tanti anni scolastici: ripetere non significa fallire, ma solo avere bisogno di più tempo. E il tempo non è una vergogna: è una risorsa. Alcuni dei migliori studenti che ho incontrato in più di trent'anni di scuola erano ragazze e ragazzi che avevano perso un anno. Perché quella caduta li aveva resi più forti, più consapevoli, più determinati. Voi non siete un errore, siete un percorso diverso. Questo istituto sarà ancora la vostra casa, con le porte aperte, i professori pronti ad aiutarvi, e un dirigente che non vi giudicherà per il passato, ma vi aiuterà a costruire il futuro. Riavvolgete il nastro, ma cambiate la musica e trovate il vostro ritmo. Ce la potete fare. Vi aspetterò sulla porta dell’istituto e vi accompagnerò in classe.

Cari tutti, per quest’anno la scuola finisce qui, ma quello che avete imparato, e non solo dai libri, sulla pazienza, sul rispetto e sul non mollare, quello resta. Portatelo con voi in ogni circostanza. Vi saluto con affetto, come un padre che sa che i figli devono volare via, ma che resta sempre al cancello a guardarli andare, come un docente che ricorda ogni volto, ogni nome, ogni battaglia vinta o persa in classe, come un dirigente che ha messo il cuore prima delle firme.

In bocca al lupo a tutti: a chi parte, a chi resta, a chi torna. Il prossimo anno vi aspetto. Più forti ancora.

Con stima e vicinanza,
Il Dirigente Scolastico prof. Gabriele Bolcato